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Territorio e comuni

 

Il percorso che segna la nostra area protetta è un viaggio emozionante non solo per la natura ad alto tasso di suggestione, ma anche per la storia dei borghi, dei centri storici, tra i palazzi e le chiese , i monumenti e le stradine che parlano di civiltà diverse ma mirabilmente fuse in una scenografia armonica. Così alle importanti emergenze naturalistico-ambientali si unisce la storia, la cultura e l’arte.

I comuni che compongono l’area protetta sono 12 : Alessano, Andrano, Castrignano del Capo, Castro, Corsano, Diso, Gagliano del Capo, Ortelle, Otranto, Santa Cesarea Terme, Tiggiano, Tricase.

 

 

Alessano 

Importante centro culturale del Capo di Leuca, comprende la frazione di Montesardo e la località costiera di Marina di Novaglie. La città assunse un ruolo preminente su tutto il Capo di Leuca sotto il dominio normanno. alessa1Durante il XV e XVI secolo Alessano visse la sua stagione di massimo splendore attraendo sul suo territorio alcune famiglie di ricchi commercianti veneziani e ebrei, che fecero della città un importante centro commerciale. Il centro urbano si arrichì così di pregevoli palazzi in puro stile rinascimentale che ancora oggi si possono ammirare. Il centro storico del paese, tra i più grandi della provincia, ha un impianto tipicamente medioevale e si caratterizza per il dedalo di stradine che si snodano, si ramificano e si interrompono di colpo.
La strada principale del nucleo antico di Alessano, Via Alessio Comneno, è un susseguirsi di case "a corte", portali di manifattura catalano-ispanica e lavoratissimi balconi in stile barocco. Tra i palazzi si ricordano: Palazzo Ducale , edificio fortificato con eleganti decorazioni che ne ingentiliscono l'aspetto, fu costruito alla fine del Quattrocento sotto il governo dei feudatari Del Balzo. Il palazzo subì numerosi interventi nel corso dei secoli, specialmente nei locali posti a pianterreno; conserva la sua primitiva struttura, invece, nella parte centrale del piano nobile e negli ampi e comodi scaloni a esso accedenti. La bella facciata rinascimentale, non è più visibile dall'esterno, perché chiusa da un edificio fatto eseguire nell'ultimo decennio del '700. Il Palazzo Legari fu costruito nel 1536 in stile rinascimentale. La facciata presenta un portale con arco a tutto sesto con un'elegante cornice che poggia su due pilastri con capitelli. Al piano terra, si aprono quattro finestre con arco, mentre il piano nobile è animato da una successione di finestre architravate. Il coronamento è costituito da un cornicione leggermente aggettante con archetti pensili su peducci. Dal 1986 l'edificio è di proprietà del Comune. Attualmente è sede della biblioteca comunale e dell'archivio storico; Palazzo Sangiovanni , situato all’interno del nucleo antico del paese, sulla parte alta della cittadina, fu edificato sul finire del XV secolo. La facciata presenta un elegante motivo bugnato a punta di diamante con un unico portale di ingresso, con arco a tutto sesto e cornice arricchita da eleganti motivi fitomorfi. Costruito su due piani, entrambi sono movimentati da una successione di finestre con arco a tutto sesto. Le finestre del piano nobile presentano una decorazione costituita da ritratti in bassorilievo e da stemmi. Attualmente è di proprietà degli eredi Sangiovanni, da cui prende il nome. Altre architetture civili degne di nota sono rappresentate dal Rivellino antica opera difensiva risalente al XVII secolo, e la Torre dell’Orologio del XIX secolo (foto in alto).  

Alessano è anche sede dell’antico villaggio rupestre di Macurano (foto) posto lungo la direttrice che collega ilaless paese a Marina di Novaglie. Esso è considerato il simbolo della cultura dell’olio per la presenza di due frantoi ancora utilizzati: trappeto Sauli e trappeto Santa Lucia. Il villaggio fu a lungo rifugio dei monaci basiliani, scappati dal vicino Oriente in seguito alla lotta iconoclasta. Questi si dedicarono all'agricoltura, attività garantita dalla fertilità della terra ricca di acque di scolo provenienti dalla collina e che venivano raccolte in cisterne tramite un sistema di canalizzazioni, in parte ancora visibile. Nel ‘500 nell'area del villaggio rupestre venne edificato il complesso masserizio, denominato Macurano, consistente nella Masseria Santa Lucia e nella cappella di Santo Stefano. Il centro storico di Alessano è ricco di chiese costruite tra il XVI e XVII secolo a testimonianza della lunga permanenza della sede della Diocesi sul suo territorio. Ricordiamo la Chiesa Matrice o Collegiata, dedicata a San Salvatore, una costruzione settecentesca a croce latina edificata sui ruderi di struttura più antica; la Chiesa di Sant’Antonio da Padova costruita tra la fine del XVI e l’inizio del XVII, con pianta ad aula unica, e facciata semplice e a doppio spiovente; la Chiesa della Madonna Assunta piccola costruzione del centro storico a navata unica terminante con un’abside semicircolare risalente ai primi anni del Seicento; la Chiesetta di San Giuseppe, secolo XVIII e infine il Convento dei Frati Cappuccini edificato nel 1628 che oggi ospita la casa francescana di spiritualità dedicata a Don Tonino Bello.

 

 

 

Andrano 

E’ un ridente paese sul versante adriatico, che nasce nel suo primo nucleo presso la costa dove grazie alla principale attività data dalla pesca (da qui si pensa che sia stato scelto Sant'Andrea Apostolo come patrono, in quanto protettore dei pescatori) la popolazione fu costretta a spostarsi nell'entroterra a causa dei continui attacchi da parte dei saraceni. Pare che un primo borgo avesse nome Cellino (Ciddhini) , successivamente fu adottato il nome attuale. Esso comprende anche la frazione di Castiglione d’Otranto e la località balneare Marina di Andrano. Il centro ha and1potuto godere di influssi culturali importanti come ad esempio quello proveniente dalla vicina Abbazia del Mito nominata in letteratura come una delle prime università del Sud Italia. L'imponente castello (foto 2) che si può ammirare nell'omonima piazza, è stato ultimato dopo diversi decenni per volere della famiglia Spinola-Carracciolo. Esso trova le sue origini nel XIII secolo come opera fortificata, presenta pianta quadrangolare, rinforzata agli spigoli del prospetto principale da torrioni a sezione quadrata. Un cornicione marcapiano divide il piano nobile da quello inferiore, mentre la facciata conserva una caditoia, perpendicolare al portale d'accesso. Al primo assetto architettonico corrisponde la torre, il fossato, ormai visibile solo sul lato posteriore dell'edificio, e la torre sud occidentale. L'edificio è stato poi oggetto, nel corso dei secoli, di continui ampliamenti e rifacimenti. Il lato occidentale è databile al XVI secolo, come attestano le modanature cinquecentesche delle finestre e lo scalone, presenti nel cortile interno. La loggia barocca, sul fronte principale, segna invece la trasformazione del maniero in dimora gentilizia; così come il doppio ordine di arcate con pilastri e lesene, presente lungo il lato settentrionale, è in linea con il gusto architettonico settecentesco. Interessante il cortile, che presenta una scala interna, tre eleganti e raffinate finestre e una colombaia. Di grande pregio è poi, Palazzo Bacile – Castiglione in località Castiglione d’Otranto, il quale originariamente edificato attorno ad un'antica Rocca, si erge oggi, nella sua maestosa forma, nella piazza principale del paese da dove è facile ammirare le otto eleganti arcate del piano superiore. Nella località di Andrano è presente una torre di avvistamento risalente al XV secolo denominata Torre Porto di Ripa o Torre Andrano. Di essa resta solo la cisterna. Come nella maggior parte dei comuni salentini, anche ad Andrano si possono osservare diverse architetture religiose come la Chiesa Madre dedicata al patrono Sant’Andrea Apostolo risalente al 1714; la Chiesa dei Domenicani conosciuta come Santa Maria delle Grazie e appartenente al ‘500; la Cripta Madonna dell’Attarico di origine naturale e databile al XIV secolo in cui sono presenti testimonianza templari; la Cripta dello Spirito Santo nata dopo la caduta dell'Impero Romano conserva un affresco di notevole importanza storica insieme alla presenza nelle immediate vicinanze di diversi Frantoi Ipogei.

 

 

Castrignano del Capo  

È il comune pugliese situato più a sud e comprende anche le frazioni di Giuliano di Lecce, Salignano e Santa Maria di Leuca. Il territorio fu certamente insediamento romano anche se la presenza dell'uomo è attestata sin dall'età del Bronzo per la presenza di un menhir posto nella frazione di Giuliano di Lecce. L'antico centro di Castrignano del Capo, detto "Borgo Terra", rappresenta la prima società rurale del paese e risale al Medioevo. Il Borgo, uno dei luoghi più suggestivi del paese, è costituito da una serie di piccoli e contorti vicoli che si snodano tra le pareti bianche delle case a corte con caratteristici balconi. Vi è la presenza di numerosi frantoi oleari ipogei. Il piccolo centro medievale venne arricchito nel 1460 dall'interessante Palazzo Fersini. In abbandono per molto tempo, negli ultimi anni ha riacquistato l'importanza che gli compete. Da visitare anche la Chiesa Madre San Michele Arcangelo situata nel cuore del paese e datata 1743 e pertanto in stile barocco; costruita in carparo all’interno presenta un’unica navata e sei altari laterali; la Cappella di Sant'Antonio da Padova, situata nel centro del paese, fu edificata nella seconda metà del XIX secolo. Presenta una sobria facciata in stile neoclassico e un interno a tre navate con altare maggiore; Chiesa della Madonna delle Morelle, adiacente al cimitero, fu edificata agli inizi del XIX secolo; Cappella dello Spirito Santo, piccolissima struttura, dall'estrema semplicità architettonica, edificata nel XVIII secolo; Cappella di Santa Maria della Misericordia, risalente al 1639; Chiesa della Madonna Immacolata, posta nelle immediate vicinanze del centro storico, risale agli inizi del Settecento e presenta all'interno un decoratissimo altare maggiore in marmi policromi. Sempre rimanendo nell’ambito dell’architettura religiosa, si possono annoverare anche la Colonna dell’Immacolata e la colonna di San Michele.

- Santa Maria di Leuca

 

Leuca è una località turistica famosa soprattutto per le ville ottocentesche, costruite secondo vari stili per la leuca-panoramicamaggior parte dagli architetti Ruggeri e Rossi. Verso la fine del XIX secolo si contavano per la precisione 43 ville, molte delle quali oggi sono in disuso o appaiono profondamente trasformate rispetto al passato. infatti, durante la II guerra mondiale, a molte ville furono sottratti gli elementi decorativi metallici (balaustre, ringhiere, ecc.) necessari per la produzione di armi; inoltre nello stesso periodo quasi tutte le ville furono requisite ai proprietari e utilizzate per l'accoglienza agli sfollati. Alcune subirono gravi danni e, alla fine della guerra furono ristrutturate in maniera tanto radicale da essere spesso rovinate. Altre ville sono andate in disuso, mentre solo alcune conservano ancora l'aspetto originario, sia esterno sia interno.

Si ricordano:Villa Daniele,Villa Fuortes "sede Pro Loco", Villa Mellacqua, Villa La Meridiana, Villa Loreta Stefanachi, Villa Episcopo, Villa Colosso, Villa Arditi, Villa De Francesco e Villa Serracca. Si segnalano inoltre la Basilica “Santa Maria de Finibus Terrae” , la Chiesa di Re Cristo in stile romanico, La Torre dell’Uomo Morto, torre a martello costruita per l’avvistamento dei turchi.

Il faro di Santa Maria di Leuca è situato sulla Punta Meliso. Fu progettato dall'ingegner Achille Rossi e fu attivato nel 1866 dal Genio civile, con macchina a luce fissa variata a splendori 30 cm in 30 secondi. È alto 48,60 m dalla base e si trova a 102 m sul livello del mare. Emette tre fasci di luce che sono visibili, in particolari condizioni meteorologiche, ad oltre 40 km. Con una scala a chiocciola di 254 gradini si può salire alla gabbia dell'apparato di proiezione. Nel 1937 l'alimentazione del faro, che fino a quel momento era a petrolio, fu trasformata in energia elettrica. La lanterna originale venne costruita a Parigi e sostituita più volte (1941 e 1954) insieme all'apparato rotatorio. Attualmente il guardiano del faro è Antonio Maggio, che iniziò il suo lavoro come il più giovane dei fanalisti. Precedentemente il faro era sotto la custodia di Francesco Ferrari, che ne fu il guardiano dal 1971 sino al 1996.

- Giuliano di Lecce oltre a ospitare uno dei pochi esemplari di Menhir rimasti nel Capo di Leuca, il Menhir Mensi, è sede di un Castello feudale edificato i primi del XVI. La fortezza, è una delle poche nel Salento, ad avere mantenuto l'originaria fisionomia. Il fossato, ancora visibile, ospita un agrumeto.

- Salignano fu nel Medioevo un importante centro culturale, più dello stesso Castrignano. Caratteristica è la Torre di difesa, costruita nel 1550 in carparo locale, sorge in piazza Vicenza, nel nucleo antico del paese. Alta quindici metri e larga venti, è dotata di dieci piombatoi e di cinque cannoniere. Da poco ristrutturata, viene utilizzata per iniziative culturali.

 

 

Castro 

 

Castro è una delle perle salentine dell’Adriatico, caratterizzata da una parte “alta” e da una “bassa”.La prima rappresenta il nucleo più antico: la città fortificata arroccata su un promontorio e dominata dal possente castello angioino. La seconda splendida località marina con il porto e la deliziosa piazzetta sul mare. Di origine romana, Castro conserva numerose testimonianza del passato.

Cattedrale dell'Annunziata: fu costruita nel 1171, probabilmente sulle rovine di un tempio greco. Si compone di una sola navata terminante in tre absidi. I continui interventi e rifacimenti nel corso dei secoli, hanno sensibilmente alterato la struttura originaria in stile romanico. La Cattedrale è formata da due zone: una parte anteriore, rifatta più volte sino alla sostituzione del suo tetto in legno nel 1670, e da una parte posteriore, cui si accede tramite sette scalini, formata da due cappelle e dall'altare centrale. All'esterno sono presenti i resti di quella che doveva essere una chiesa bizantina in origine totalmente affrescata. Addossato alla cattedrale sorge l'ex palazzo vescovile.

- Castello: L'impianto più antico dell'attuale castello aragonese risale, con ogni probabilità, ai secc. XII-XIII, e fu costruito sui resti di un precedente edificio, forse bizantino o normanno. Nella seconda metà del XIII secolo, Carlo I d'Angiò lo definisce fortezza di rilevanza strategica per la difesa del regno. Il castello è considerato d'importanza nazionale e ritenuto tra i più funzionali, combinando insieme difese naturali e architettura militare. Nel 1480, in seguito al saccheggio di Otranto, la città fu invasa dai Turchi ed il castello venne semi distrutto. Nel Cinquecento fu la nobile famiglia dei Gattinara, feudatari del luogo in quegli anni, ad attendere alla ricostruzione della fortezza sulle rovine dell'antica rocca, realizzando una nuova struttura difensiva a pianta quadrilatera, con quattro bastioni e un terrapieno. Nuovi e ripetuti danneggiamenti costrinsero successivamente il viceré spagnolo don Pedro de Toledo a potenziare ulteriormente la struttura. L'architetto senese Tiburzio Spannocchi progettò la completa ristrutturazione dell'assetto difensivo, con la costruzione del bastione a protezione della Porta Terra, della imponente torre sud, detta Torre Catalano, e di una caratteristica cinta fortificata ad impianto esagonale allungato, munita di baluardi e torri di cortina nei punti strategici. Nel corso del XVIII secolo l'edificio andò in rovina, tanto da essere descritto nel 1780 come cadente e semidiruto da Monsignor Del Duca, vescovo della città. Questi indirizzò al re Ferdinando IV una petizione accorata ed insistente affinché il castello, che aveva accompagnato la storia del centro abitato nel corso degli anni, fosse restaurato a spese dell'Erario dello Stato.

- Le mura: La cinta muraria che racchiude Castro, l'antica Castrum Minervae, si sviluppa per un perimetro complessivo di circa 700 metri ed è rafforzata dal poderoso castello e da alcune torri. La manutenzione delle mura, fu assicurata dal feudatario sino al 1806, anno in cui fu abolita la feudalità.

 

Corsano 

Abitato sin da tempi antichi, come testimoniato dalla presenza di alcune specchie, il centro fu fondato sotto l'occupazione romana nel V secolo a.C. a opera del centurione romano Curzio. Molto più probabilmente il primo vero nucleo abitativo risalirebbe al X secolo sotto la dominazione bizantina, testimoniata dal rinvenimento di alcune monete e di tombe nella zona denominata "Pasco". Corsano fece parte della Contea di Alessano e del Principato di Taranto ( 1088– 1463). Il Castello Baronale Capece, situato in Piazza Umberto I, fu eretto intorno al XVII secolo sul posto di un'antica fortezza voluta da Fabiano Securo agli inizi del XIII secolo. Modificato nel corso dei secoli, per ultimo esso fu adibito a deposito per la lavorazione del tabacco.

Il castello appare notevolmente rimaneggiato per le tante aggiunte e manomissioni operate nel tempo. Di particolare interesse è il caratteristico giardino pensile, il cui corpo antico è in precarie condizioni. Le coperture interne sono con volta a stella e con volta a botte. Delle antiche decorazioni rimangono alcuni resti di affreschi nei vani del piano nobile e alcuni bassorilievi di modesta fattura artistica situati nella sala del trono.

Datata 1584 Torre Specchia Grande è stata recentemente restaurata; a 127 metri sopra il livello del mare consta di un solo piano di forma troncoconica, corrispondente al basamento originario, di una scala in muratura a ridosso della parete esterna e di un cordolo aggettante, che evidenzia il piano di imposta del terrazzo superiore. Degna di nota è anche Torre del Ricco che si innalza a 62 metri sopra il livello del mare, su una scogliera a strapiombo in corrispondenza del canalone omonimo. Completamente distrutta, ad eccezione di una parte del basamento in pietrame irregolare e terra rossa, la torre, detta anche Torre dello Rio o di Cala del Rio, fu costruita fra il 1563, data delle istruzioni del vicerè duca d'Alcalà don Parafan de Ribera, e il 1569. Tra le architetture sacre si segnalano invece, la Chiesa di Santa Sofia ricostruita nel 1939, in stile romanico. L'interno, a croce latina con tre navate, presenta tre altari dei quali il maggiore è dedicato a Santa Sofia; la Cappella di San Bartolo costruita nel 1714; la Cappella dell'Immacolata risalente alla seconda metà del '700.

 

Diso 

Diso è un piccolo paese del Salento con una grande storia che si perde nella notte dei tempi, infatti se certa è la documentazione ecclesiastica che riconduce la sua nascita già prima dell’anno mille, incerto ma antichissimo è il primo insediamento abitativo risultante dai suggestivi ritrovamenti archeologici. Di rilievo nell’area del Comune:

- Chiesa Madre: costruia nel XVIII secolo, sul luogo dove sorgeva l'antica chiesa romanica risalente all'XI secolo, ne è testimonianza l'epigrafe scolpita su pietra leccese collocata sopra l'architrave della facciata principale. Anche l'antica chiesa era intitolata ai Santi Apostoli Filippo e Giacomo, ai quali era dedicato un altare. La facciata della chiesa, realizzata in carparo proveniente, con ogni probabilità, dalle cave della vicina Ortelle, si presenta sobria ed è caratterizzata da un semplice portale d'ingresso affiancato da due nicchie nella quale sono raffigurati i santi protettori.

- Chiesa Madonna Immacolata: edificata nel 1664, quando era Vescovo di Castro Mons. Annibale Sillano da Crotone, come indica lo stemma sulla facciata tra il finestrone e il portale, è un sobrio edificio barocco.

- Il Convento dei Cappuccini fu edificato nel 1619. La costruzione ha inizio però nel 1614, ed è completata secondo il Tasselli nel 1619; la chiesa venne consacrata nel 1658, come risulta da due epigrafi.- La Cappella di Sant'Oronzo fu edificata nel 1658 per devozione di Francesco Costantini. La chiesa era in realtà dedicata non solo di Sant'Oronzo, ma anche alla Vergine Maria, a San Giuseppe e a

San Gaetano da Thiene. Ciò si evince sia dall'iscrizione ancora oggi leggibile sul portale, sia dagli affreschi ben conservati all'interno e che raffigurano le figure sacre menzionate.

- Menhir Vardare: Di forma a T, il menhir (35 x 28 cm) fu rinvenuto nel 1980. Presenta una superficie corrosa con due croci graffite sul lato est. Sul braccio orizzontale del megalite, alto 1.73 metri, si trova una canaletta con una buca probabile sede di una croce. Un'altra buca e una croce incisa si trovano sul lato a ovest del braccio verticale. Il menhir prende il suo nome dal fondo in cui è situato.

 

Gagliano del Capo 

Gagliano del Capo, affacciato sull’Adriatico,sorge in una posizione dominante (sulla Serra dei cianci). Di origine feudale divenne sotto il dominio angioino (tra il XIII e il XV secolo) feudo di Isolda De Nocera, del milite francese Guglielmo Brunel e di Mariotto Corso. Nel 1495, Gagliano fu concessa da Ferdinando di Aragona alla famiglia Castriota Scanderbegh, i cui discendenti abitarono nel castello di Gagliano. Nel secolo XVII il feudo passò ai Conti di Alessano e solo nel 1806 il paese fu sciolto da ogni vincolo feudale. Nel corso dei secoli, Gagliano, pur essendo munito delle Torri costiere come quelle di Montilongo e Novaglie, ha subito i continui attacchi dei saraceni. Nel 1547 il Paese fu anche oggetto di razzie da parte del pirata algerino Dragut sbarcanto a Salve. Della storia di Gagliano del capo sono testimonianze:

- La Chiesa Madre, dedicata a San Rocco, fu edificata nel 1574. In origine, la chiesa era dedicata alla Madonna Assunta. In seguito all'epidemia di peste diffusasi nel 1800, avendo la popolazione chiesto l'intercessione di San Rocco, questo venne in seguito nominato patrono del paese. L'edificio è una vera e propria pinacoteca per la presenza di numerose tele di vari pittori salentini. Fra le più importanti: Tela della Vergine con le Anime Purganti (1771) opera di Oronzo Tiso; Tela della Vergine del Rosario (1614) della Scuola di Giandomenico Catalano; Tela di Sant'Oronzo (XVIII secolo); Tela di San Domenico in Gloria (1778) opera di Saverio Lillo, Tela della Vergine del Carmine con i Santi Carlo Borromeo e Giacinto (1778) di Saverio Lillo; Tela dell'Eterno Padre (1771) opera di Oronzo Tiso.

- Palazzo Ciardo: casa natale del famoso pittore salentino Vincenzo Ciardo, attualmente ospita l'oratorio parrocchiale, trovandosi accanto alla chiesa Matrice. Il Palazzo fu edificato nel 1900 sui ruderi del vecchio castello baronale, del quale è rimasto solo un torrione con una grande cisterna alla base. L'interno di questo torrione ospita da alcuni anni una piccola cappellina.

 

Ortelle 

Questo piccolo Comune del Salento si estende tra Vaste (antica città Messapica), Santa Cesarea Terme e Castro. Visitando il centro storico a colpire sono le dimensioni : tutto è a misura d’uomo, le case come i palazzi signorili. Dal punto di vista architettonico molti sono i “bassi” e gli scantinati, forse retaggi strutturali dell’antico villaggio rupestre. Come tutti i borghi rurali salentini la pianta di Ortelle si sviluppa attorno alla “mole” della Chiesa matrice, e ricama un reticolato di stradine , prosecuzioni di antiche vie rurali preesistenti. Le origini di Ortelle sono legate alle distruzioni saracene di Vaste e Castro, ma la presenza umana risalente ad epoche ben più remote è testimoniata dai numerosi ritrovamenti effettuati sull’area; per il visitatore di questo delizioso borgo da non perdere :

- La Chiesa Madre: dedicata al protettore San Giorgio, risale al XVII secolo. La facciata, in carparo, è caratterizzata da modanature, lesene doriche e da tre portali in pietra leccese. Elaborato è il portale centrale riccamente decorato con fregi barocchi e datato 1633: nella parte superiore vi è l'antico stemma civico dell'Universitas di Ortelle. Originariamente la chiesa era dedicata al Redentore che è raffigurato al centro del portale con gesto benedicente. Si può ammirare una statua in cartapesta che rappresenta il Santo nell'atto di uccidere il drago.

- La Chiesa dei Vito e Marina risale alla seconda metà del XVIII secolo. I lavori di costruzione della struttura durarono dal 1776 al 1779. Al di sotto della chiesa rimangono i ruderi di un altro edificio rupestre che conserva ancora tracce di affreschi e degli antichi pilastri. Le sue tracce sono emerse durante i restauri del 1987. Cripta della Madonna della Grotta: La Cripta della Madonna della Grotta risale al periodo della dominazione bizantina del Salento. L'interno della grotta, in passato interamente ricoperto da dipinti, conserva una Madonna col Bambino che regge un uccellino (rappresentante la passione) raffigurata secondo lo schema della maestà e di sapore tardo-gotico databile al XV secolo. Sul pilastro dell'arco che delimita la navata di destra è raffigurata la Santissima Trinità. Sulla parete destra, nel luogo dove era addossato l'altare di Santa Chiara, si trova l'Eterno Padre, tra due angeli svolazzanti. Su di una parete sono inoltre difficilmente visibili i nimbi ed i volti di una teoria di santi andata ormai quasi distrutta. Rappresenta l'affresco più antico della cripta databile al XIV secolo.

 

Otranto 

Otranto è una splendida città che segna la parte estrema del nostro Parco, ma rappresenta anche il punto più a est d’Italia: la “Porta d’Oriente”. Proprio per questa sua posizione strategica , come punto d’incontro tra civiltà e crocevia commerciale, Otranto vanta una storia che dall’età del Bronzo (numerosi scavi archeologici testimoniano presenze antropiche dalla fine del XIII secolo al XI secolo a.C. ) sino al secolo scorso ne ha fatto un “museo diffuso”: impossibile catalogare esaustivamente in poche righe i monumenti , l’arte , la storia , le meraviglie naturalistiche che popolano Otranto . Quest’ultima è un luogo da vivere , da visitare con tutti i sensi: colori, forme , profumi conducono il visitatore in un dedalo di strade che narrano vicende di popoli e per luoghi che sprigionano il fascino potente della natura incontaminata.

Visitando Otranto da non perdere:


- La Cattedrale di Otranto, edificata sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano, è stata consacrata al culto il primo agosto 1088 durante il papato di Urbano II. Misura 54 m di lunghezza e 25 m di larghezza. Costruita su 42 colonne monolitiche e tutte di riporto, diverse per qualità del granito e del marmo, per stile e tempo di produzione di cui si ignora la provenienza. Composta da 23 semicolonne che formano 45 campate quadrate più tre dell'abside centrale suddivisi in 5 filari per 9. Alcune delle colonne sono lisce ed altre ricoperte da

scanalature, per mezzo della disparità dei materiali, grazie ad una disposizione sapiente, creano l'effetto di grande omogeneità e non di confusione.

- La Chiesa di San Pietro costituisce una preziosa testimonianza del dominio bizantino in Terra d'Otranto. È uno degli edifici medievali del Mezzogiorno più rappresentativi della tradizione costruttiva bizantina e rimane la più alta e viva espressione dell'arte bizantina in Puglia. L'edificio sacro rappresentò, probabilmente, la prima basilica della città, eletta metropoli nel 968 e alle dirette dipendenze della sede patriarcale di Costantinopoli. La sua datazione è stata per lungo tempo oggetto di dibattito tra gli studiosi, ma dall'analisi della struttura, degli affreschi e delle iscrizioni in lingua greca, sembra riconducibile al IX-X secolo.

- Monastero di Casole: L'antico monastero di San Nicola di Casole sorgeva a pochi chilometri a sud di Otranto e rappresenta uno dei luoghi più importanti del Salento, a livello storico, artistico e culturale. Il casale fu fondato nel 1098 da Boemondo I d'Antiochia. Successivamente l'insediamento venne donato ad un gruppo di basiliani guidati da Giuseppe, che fu primo abate della futura Abbazia. Attivissimo centro culturale, conservò per lunghi secoli numerosissimi volumi greci e latini. Era all'epoca una delle biblioteche più ricche d'Europa. Venne distrutta nel 1480, in seguito alla devastazione dei Turchi. Di essa rimangono oggi solo rovine.

- Castello di Otranto, che diede il nome al primo romanzo gotico della storia, è in stretta relazione con la cinta muraria con cui forma un unico apparato difensivo. Fatto costruire da Alfonso d'Aragona tra il 1485 e il 1498, il castello fu ideato da Ciro Ciri con la consulenza di Francesco di Giorgio Martini. Al tempo in Piazza Castello, luogo dove si trova l'edificio, si ergevano delle fortificazioni risalenti al periodo della dominazione sveva con l'aggiunta dei ritocchi operati dai turchi intorno al 1480. Sotto la giurisdizione aragonese, il castello venne circondato da un alto fossato e Ciri vi fece aggiungere tre torrioni cilindrici angolari. Sebbene la pianta del castello sia pentagonale, essa risulta piuttosto irregolare soprattutto a causa dei successivi rifacimenti risalenti al XVI secolo. Nel 1578 infatti, sul lato dell'edificio che si affaccia sul mare, venne aggiunto un bastione a lancia con dei baluardi esterni per avvistare l'arrivo di navi e flotte nemiche. Sul bastione sono incisi gli scudi gentilizi di Antonio de Mendoza e di Don Pedro di Toledo, allora signori della città, mentre sul portone d'ingresso è scolpito lo stemma di Carlo V.


Santa Cesarea Terme  

Santa Cesarea Terme sorge su un pendio lussureggiante digradante verso il mare. Chi ci arriva per la prima volta non può che rimanere colpito dal colore dell’acqua, dal verde delle pinete e dalla bellezza artistica di cui fanno sfoggio le sue splendide ville moresche. La scogliera rocciosa è ricca di faraglioni e grotte preistoriche; un cenno merita poi Porto Miggiano , una caletta di sabbia dorata e mare azzurrissimo. Procedendo verso il centro storico di Santa Cesarea Terme di particolare interesse artistico è il moresco Palazzo Sticchi unico nel suo genere nel Salento edificato tra il 1894 e il 1900. Vi è la presenza di numerose ville dei primi del Novecento come l'eclettica Villa Raffaella. La Chiesa Madre dedicata al Sacro Cuore fu costruita nei primi anni del XX secolo. Sono inoltre presenti lungo la costa cesarina diverse torri saracene della fine del 1400 inizi del 1500. Questi i loro nomi da sud a nord: Torre Miggiano, Torre Santa Cesarea o del Belvedere, Torre Specchia di Guardia e Torre Minervino. Le Terme di Santa Cesarea hanno un'origine tutto sommato abbastanza recente. Santa Cesarea Terme è sita su un lungo tratto di costa interessato dal fenomeno delle sorgenti termali. Le acque clorurate, solfuree e iodiche delle sorgenti di Santa Cesarea Terme sgorgano a temperature variabili in quattro grotte naturali, comunicanti con il mare.

 

Tiggiano 

Il territorio del comune di Tiggiano comprende un breve tratto del litorale adriatico e include la cinquecentesca Torre Nasparo. Lungo i pendii collinari della serra che degradano verso il mare è situato il "Bosco Le Chiuse", un piccolo nucleo boschivo di grande importanza fauno-floristica. Procedendo verso l’interno , il bellissimo paesaggio rurale fatto di rocce calcaree si popola di piccoli appezzamenti di terreno delimitati dai muretti a secco e di pajare immerse tra olivi, fichi, perastri e macchia mediterranea. Il centro storico è piccolo e curato, caratterizzato da abitazioni a coorte e palazzi signorili con elementi architettonici di gran pregio. A dominare la piazza l’imponente Palazzo Baronale. Questo è una costruzione seicentesca che ha inglobato il cinquecentesco blocco turrito centrale. Attualmente è sede del Municipio. La struttura ricca di elementi rinascimentali, testimonia il lungo dominio della famiglia Serafini-Sauli. La sua origine è databile nel periodo medievale, quando durante la dominazione angioina, il casale servì da rifugio per i contadini sottomessi al signore. Dal giardino si accede al bosco, un vero e proprio museo di macchia mediterranea, ricco di alberi imponenti come pini, querce e lecci. Il viale in asse con il portone centrale termina nel bosco con una imponente edicola neoclassica. Da visitare ancora:

- La Chiesa Matrice, dedicata al patrono del paese, Sant'Ippazio, si trova al centro dell'abitato. Fu eretta nel XVI secolo su un edificio preesistente.

- Torre Nasparo è un'opera di fortificazione e di difesa dal mare risalente al 1565, durante la dominazione spagnola. La torre ha una base troncoconica, il cui diametro alla base è di 11 metri, dal cordolo in su assume una forma cilindrica. Fu costruita con pietre non squadrate e con dime verticali in conci regolari. Dal cordolo in su esistono conci regolari esterni, almeno per la parte ancora esistente. Dal piano agibile si può vedere all’interno una cisterna di circa 4 metri per 4, con una copertura a botte e le tracce di un colatoio.

Il comune di Tiggiano ospita anche un Museo dell’arte contadina.

 

Tricase 

Sulle origini di Tricase si hanno diverse versioni. Le più ricorrenti sono quelle di Antonio Micetti di Tricase e del Padre Cappuccino Luigi Tasselli di Casarano. Si racconta che anticamente (tra il X e l'XI secolo) esistessero tre Casali e, dall' unione di essi, sembra sia sorto il primo nucleo di abitazioni che poi diede il nome a Tricase. Probabilmente l'etimologia è sbagliata e più che tre Casali la parola Tricase deve tradursi originariamente inter casas, che significa un paese formatosi in mezzo a diversi Casali. Tutto ciò accadde, si dice, intorno all';anno 1030. Tricase ha un centro storico molto suggestivo, il cui nucleo è costituito da Piazza Pisanelli, punto di partenza per visitare:

- La Chiesa Madre di Tricase, dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria è di origine cinquecentesca. Le dimensioni contenute della struttura d'origine e l'incremento della popolazione ne inducono l'ampliamento nel 1735. Si ricorre all'opera del domenicano Tommaso Manieri che, non all'altezza dell'incarico, pregiudica la statica della fabbrica. Si abbandona il precedente progetto di ampliamento e si procede alla ricostruzione su di un'area maggiore di quella della chiesa precedente. I lavori si concludono nel 1781. Il completamento della facciata avverrà nel 1785.

- Il Convento dei Domenicani di Tricase è annoverato tra i 31 della Provincia di San Tommaso di Puglia (1776). La sua edificazione è attestata nel '400. Venne saccheggiato nel 1495 dai Saraceni, durante le loro continue incursione in Terra d'Otranto. Tra il 1679 e 1688, come da iscrizione sulla facciata, la chiesa è ricostruita con nuovo orientamento; non è più rivolta a mezzogiorno, ma fronteggia la piazza. Dopo la chiesa si ricostruì anche il convento. Nel 1809, soppressi i domenicani e devoluti al demanio i loro immobili, il convento è adibito a sede municipale sin dal 1813.

- Il Castello di Tricase o Palazzo Gallone è una costruzione della seconda metà del '600 che ha inglobato strutture difensive di epoca precedente. Le notizie più remote sulle fortificazioni di Tricase risalgono al 1455. Esistevano la Turris Magna e un pons de tabulis di accesso alla torre. La Torre Grande, a protezione della porta Terra, diviene il nucleo primo della residenza signorile dei Castriota-Granai, in possesso di Tricase dopo i De Balzo. Nel 1588 Tricase dopo essere stata dei Pappacoda, e dei Santabarbara, giunge ai Gallone che ampliarono la struttura della torre ed elevarono il prospetto che fronteggia la chiesa madre. Il prospetto si conclude con un splendido loggiato attribuito allo stesso autore della Chiesa di Sant'Angelo.


 
Emergenza xylella: nasce lo sportello del Parco

Parco punta ad offrire spazi di sperimentazione ed informazione utile alla salvaguardia dell’intero patrimonio agro ambientale del territorio. Nasce così, presso la Sede dell’Ente Parco, uno  Sportello pubblico per le buone pratiche agricole che andrà incontro ai conduttori di fondi agricoli per fronteggiare non solo l’emergenza fitosanitaria portata dalla Xylella fastidiosa, ma anche l’abbandono colturale ed il cattivo uso dei suoli agricoli.  Lo staff tecnico dello sportello è costituito da due agronomi e da un biologo naturalista ed è supportato da figure professionali diverse per integrare al meglio conoscenze ed esperienze nei campi dell’agricoltura sostenibile. Il Parco naturale regionale “Costa Otranto – Leuca e Bosco di Tricase” sarà promotore di percorsi di formazione, incontri di divulgazione e confronto in ambito agro-ambientale, supporto ad una più razionale applicazione della Politica Agricola Comunitaria (P.A.C.) e delle Misure di sostegno economico contenute  nel nuovo Piano di Sviluppo Rurale della Regione Puglia 2014-2020. Lo sportello rispetterà i seguenti orari: lunedi, mercoledì e venerdì dalle 18 alle 20 in programmazione di quattro incontri nei comuni del Parco.

Il Parco comunica..

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